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Il nunzio apostolico nativo di Sezze fu tra i con-consacranti della sua ordinazione episcopale

Papa Francesco e la diocesi di Latina

Stemma Papa Francesco - Elaborazione grafica di Enzo Parrino

C’è anche un pezzo significativo di Sezze, e dunque della nostra diocesi, nella storia di papa Francesco.

Proprio l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio ha raccolto il suo testamento spirituale quando, degente in una clinica romana  - sarebbe morto il giorno dopo, il 14 giugno 2004 -  l’arcivescovo Ubaldo Calabresi gli confessò: «Ho appena celebrato la messa e sono felice!». Del resto, trovandosi per ragioni di ministero a Roma, il futuro pontefice aveva nella casa del nunzio apostolico mons. Calabresi un punto di riferimento. E non stupisce che, dal giorno della morte dell’arcivescovo, il porporato argentino abbia chiesto «quotidianamente che egli, dal cielo, mi aiuti».

Segni, questi, di un legame profondo, intensissimo, tra papa Bergoglio e mons. Ubaldo Calabresi (1925-2004), del clero di Sezze. Si erano conosciuti agli inizi della missione di Calabresi in Argentina, ove il nostro conterraneo fu nunzio apostolico per quasi vent’anni, dal 1981 al 2000. C’era da dare al card. Antonio Quarracino, ormai stanco, un aiuto nel governo nella prima arcidiocesi argentina e Calabresi, che ormai conosceva profondamente la situazione del paese e della Chiesa locale, dopo un’accurata consultazione dell’episcopato e del clero, “puntò” tutto su di lui: nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires nel 1992, Jorge Mario Bergoglio volle mons. Calabresi tra i con-consacranti alla sua ordinazione episcopale, lasciando ovviamente il posto di consacrante principale al vescovo di cui diveniva ausiliare.

Qualche anno più tardi (1997), sempre dietro suggerimento del nunzio apostolico, a Bergoglio si apriva la strada della successione a Quarracino, divenendone coadiutore cum iure successionis. Assunto pienamente il governo dell’arcidiocesi di Buenos Aires nel 1998, Bergoglio nel 2001 ha ricevuto il cardinalato, condividendone la gioia con Calabresi ormai a Roma, sempre più fiaccato dal morbo che lo avrebbe accompagnato fino alla tomba. Il resto è storia di queste ultime ore, in cui la Provvidenza s’è servita della strada “aperta” anni fa da mons. Calabresi.

Papa Francesco non ne ha mai fatto mistero, non se n’è dimenticato, tanto che ha scritto: «Mons. Calabresi ha fatto molto bene per la mia vita sacerdotale. Per questo non lo dimentico e, quotidianamente, gli chiedo che mi aiuti dal cielo».

Da Avvenire, 17 marzo 2013, pag. 14.

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 19 Novembre 2013 19:44 )